ARTEMISIA I: la regina dei mari

Artemisia I: la regina dei mari.

Artemisia di Caria nacque alla fine del VI secolo a.C. ad Alicarnasso, oggi Bodrum in Turchia, un'antica colonia greca della Caria, poi provincia autonoma dell'Impero Achemenide. Deve il suo nome alla dea della caccia Artemide, era figlia di Ligdami I, satrapo achemenide di Alicarnasso, mentre la madre era di stirpe cretese. Si sa che alla morte del marito, del quale non si hanno notizie se non il nome Pixodaros, Artemisia assunse la reggenza per conto del figlio Pisindeli, di un regno, parte dell'Impero Achemenide che comprendeva la Caria e le isole di Con e Nisiro. Amava la navigazione e la guerra alla vita di corte, tanto che gli storici riferiscono che fosse solita cambiare le insegne alla sua trireme per ingannare i nemici. Quando Serse decise di sottomettere l'isola di Coo, invio Artemisia a compiere l'impresa.

Serse, pur apprezzando l'analisi della regina, non le diede ascolto preferendo accogliere il suggerimento degli altri comandanti e mosse quindi la flotta verso l'isola di Salamina, dove i Greci lo aspettavano al varco. Nonostante la superiorità numerica i Persiani vennero sconfitti. Secondo quanto riportato dalle cronache, Artemisia vista la fine imminente, usò il suo solito stratagemma: ordinò ai suoi uomini di cambiare, alle sue navi, le insegne persiane con quelle greche. Le navi nemiche la lasciarono passare, senza attaccarla ma lei, per rendere ancora più vero l'inganno, diede l'ordine di attaccare la nave persiana più vicina, quella di Damasitimo, re di Calinda e suo suddito oltre che alleato, affondandola insieme a tutto l'equipaggio. Alcuni storici sostengono che in realtà l'eliminazione di Damasitimo nascondesse una sorta di resa dei conti ma non ci sono prove in tale senso. In ogni caso l'inganno sortì l'effetto voluto, tanto che le navi ateniesi si allontanarono da quelle di Artemisia per dirigersi verso un altro settore del campo di battaglia. Sicuramente ciò fu dovuto al tranello ordito dalla regina, in quanto il nemico aveva stabilito una ricca taglia per chiunque avesse ucciso Artemisia perché colpevole di essere donna e come tale era intollerabile che muovesse guerra ad Atene. Secondo lo storico, Serse che seguiva la battaglia dal suo trono sulla terraferma, vista la disfatta e le manovre della regina sembra abbia detto: "I miei uomini sono diventati donne e le mie donne sono diventati uomini". Fu proprio Artemisia a ritrovare in mare il corpo senza vita di Ariamene, il fratello di Serse, e a riconsegnarlo al re per gli onori funebri. Dopo la sconfitta di Salamina, Serse si decise a seguire i consigli di Artemisia, la quale gli suggerì di non guidare personalmente l'esercito contro i Greci ma di lasciare il comando a Mardonio così se questi avesse riportato una vittoria tutta la gloria sarebbe piovuta sul re, se invece avesse perso l'onta sarebbe ricaduta sul suo comandante. Così Serse tornò a casa mentre Madonio veniva definitivamente sconfitto a Platea, Serse ricompensò la regina, per il suo prezioso consiglio e per il suo coraggio, con un'armatura greca e la spedì a Efeso a prendersi cura dei suoi figli illegittimi. Da questo momento le notizie su Artemisia finiscono, ci viene tramandata solo una leggenda successiva a questi eventi, la quale riferisce che si gettò dalla rocca di Leucade per essere stata respinta da tale Dardano. Le succedette il figlio Pisindeli e poi il nipote Ligdami II.

La regina conquistò con l'astuzia anche la città di Eraclea di Latmo, facendo nascondere i suoi soldati vicino alla città dove lei stessa si recò in processione alla tomba della Madre degli dei con altre donne, eunuchi e musicisti. Gli abitanti incuriositi seguirono il corteo lasciando sguarnite le mura, permettendo così ai soldati di Artemisia di conquistare facilmente la città. Quando nel 480 a.C. Serse I di Persia diede il via alla II Guerra Persiana, Artemisia vi prese parte, in quanto sua vassalla, al comando di cinque triremi e, secondo quanto riferito dallo storico Erodoto, fu l'unica comandante donna in tutto l'esercito radunato da Serse, e le sue navi avevano la migliore reputazione in tutta la flotta che ne comprendeva più di mille. Prese parte alla battaglia di Capo Artemisio contro la coalizione ellenica, che si svolse in contemporanea con quella delle Termopili nel 480 a.C. e che si risolse senza vincitori né vinti ma Artemisia, secondo i cronisti dell'epoca, si distinse alla pari degli altri comandanti persiani. Dopo la battaglia di Capo Artemisio, il comandate supremo delle forze armate persiane, su incarico di re Serse I, riunì tutti i suoi comandanti per chiedere consiglio sulla mossa tattica successiva, se dovessero proseguire con un altro scontro navale oppure optare per un attacco di terra. Solo Artemisia consigliò la seconda opzione, che avrebbe permesso ai Persiani di salvaguardare le navi, in attesa dei rinforzi che gli alleati avrebbero inviato via mare e dei rifornimenti, oltre al non trascurabile fatto che i Greci erano nettamente superiori nelle battaglie navali.

